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Le prestazioni dei gruppi statici di continuità - I criteri di scelta

26/01/2006

- Criteri di scelta delle prestazioni
- Classi prestazionali o dinamica di uscita
- Dimensionamento elettrico dell’UPS
- Sovraccarico
- Le principali norme CEI sugli UPS
- Corrente di dispersione verso terra

La qualità dell'alimentazione elettrica fornita dall'Ente distributore può essere fonte di disturbi e perturbazione per gli utenti molto sensibili alle variazioni di tensione, di frequenza e alla qualità della forma d’onda. Particolarmente delicate sotto questo aspetto sono le utenze informatiche in quanto possono essere soggette a perdita parziale o totale dei dati. Le soluzioni tecniche realizzabili sono numerose, ma i gruppi statici di continuità (UPS) rappresentano attualmente il 95% dei sistemi di back-up di alimentazione.

I gruppi statici di continuità meglio noti come UPS (Uninterruptible Power System) costituiscono attualmente un elemento essenziale per la distribuzione di energia di alta qualità.
Essi sono composti dai seguenti componenti principali:
- Un convertitore c.a./c.c., costituito da un raddrizzatore a ponte di Graetz che, in relazione alla potenza del gruppo, può essere con reazione esafase o dodecafase. Il convertitore c.a./c.c. riceve l’alimentazione dalla rete in corrente alternata monofase o trifase e la converte in corrente continua per alimentare l’invertitore (c.c./c.a.) e mantenere in carica la batteria di accumulatori. La tensione in uscita dal raddrizzatore ha oscillazioni contenute normalmente nell’1% con una variazione di carico da 0 al 100% e una oscillazione dei parametri di ingresso del 15% per la tensione e del 5% per la frequenza.
- Un filtro in uscita L-C con il compito di ridurre il ripple di tensione a un valore inferiore al 2% RMS in carica di mantenimento.
- Una batteria di accumulatori normalmente fornita insieme all’UPS e installata nello stesso armadio. Con questa soluzione, il fornitore garantisce l’autonomia fornita dall’UPS specificando la potenza apparente del carico e il fattore di potenza. La batteria provvede ad alimentare il convertitore c.c./c.a. in mancanza della normale rete di alimentazione. Le batterie sono generalmente batterie regolate a valvola (VRLA) normalmente conosciute come batterie ermetiche, con elettrolito immobilizzato, bassissime perdite di gas a norma CEI EN 6096-1 e 2. queste batterie sono installabili anche in locali pubblici e uffici senza precauzioni particolari.
Le batterie stazionarie a vaso aperto sono tuttora impiegate nelle installazioni che richiedono livelli di potenza e rendimento elevati. Esse devono però essere installate in un locale idoneo, rispettando le prescrizioni delle norme relative circa l’immissione d’aria e sono soggette a regolare manutenzione per il rabbocco dell’elettrolito. In ambienti particolarmente critici con temperature da -3 a 60°C e in presenza di particolari sollecitazioni meccaniche ed elettriche si possono impiegare batterie al nichel-cadmio la cui vita media è di circa 15-20 anni, il costo è però circa 5 volte superiore rispetto alle batterie VRLA equivalenti.
- Un convertitore c.c./c.a. o inverter controllato da un microprocessore che genera una tensione alternata con forma d’onda sinusoidale perfettamente filtrata in tensione e frequenza per l’alimentazione dei carichi privilegiati.
Nelle versioni moderne di UPS, tutti i principali blocchi (raddrizzatore, carica batterie e inverter) sono equipaggiati con IGBT (Insulated Gate Bipolar Transistor). Per quanto concerne il raddrizzatore, l’impiego di IGBT ha permesso di ottenere notevoli prestazioni sia relativamente al contenuto armonico in corrente che al fattore di potenza in ingresso. Esiste inoltre piena compatibilità con l’impiego di un gruppo elettrogeno e non risultano necessari sovradimensionamenti dell’alternatore per ottenere una distorsione armonica totale di tensione (THDV) minore dell’8%.
Il gruppo di continuità è normalmente completato da un by-pass automatico, normalmente un commutatore statico che in caso di sovraccarichi o guasti all’UPS trasferisce il carico sulla rete di riserva, e un bypass manuale che consente l’isolamento completo del gruppo per le operazioni di manutenzione.

Criteri di scelta delle prestazioni
Sono state sviluppate numerose configurazioni di UPS in relazione alle specifiche esigenze dei clienti e alla qualità di alimentazione richiesta dai diversi tipi di carichi.
La classificazione dei gruppi di continuità in base alle prestazioni, stabilita nella norma CEI EN 50091-3 e riportata nella più recente norma CEI EN 62040-3 è la seguente.

- UPS a doppia conversione VFI (Voltage and Frequency Independent)
Si tratta dell’applicazione precedentemente nota come “On Line” nella quale l’UPS a doppia conversione costituisce l’interfaccia fra la rete di alimentazione e il carico. Quest’ultimo viene sempre alimentato dall’invertitore indipendentemente dalle condizioni della rete.
In condizioni normali, con la rete di alimentazione presente, l’energia transita attraverso il convertitore c.a./c.c. e l’inverter c.c./c.a. per alimentare il carico. Quando la tensione di rete non è contenuta nei limiti prescritti, l’inverter continua ad alimentare il carico alimentato dalla batteria di accumulatori.
Si tratta indubbiamente della configurazione migliore per i problemi di selettività, che può essere utilizzato anche come convertitore di frequenza. La continuità dell’alimentazione del carico viene garantita con l’impiego del bypass (normalmente costituito da un commutatore automatico) che provvede a commutare il carico su di una linea alternativa nei seguenti casi:
- anomalie di funzionamento dell’UPS;
- sovraccarico dovuto a correnti di spunto o di cortocircuito;
- sovracorrenti transitorie.
Vantaggi. Il carico viene sempre alimentato dall’inverter a tensione regolata, pertanto è immune da tutti i disturbi della tensione in ingresso, sia nel funzionamento con l’alimentazione dalla rete che nei casi di mancanza di questa. In tal caso, il gruppo di continuità passa senza alcuna interruzione all’alimentazione da batteria e vi rimane siano a quando la rete principale rientra nelle tolleranze. Le variazioni di frequenza sono controllate entro i limiti prescritti dalla norma ENV 61000-2-2 (CEI 110-10). Questa configurazione permette tolleranze notevoli sulla tensione di alimentazione. Inoltre se l’inverter è in fase con la linea di alimentazione alternativa, anche la commutazione effettuata con l’interruttore statico non comporta alcuna interruzione, pertanto si realizza la totale assenza di tempi morti.
Svantaggi. Il prezzo e la complessità di questa tipologia di UPS è maggiore rispetto alle altre che descriveremo e il rendimento risulta inferiore di qualche punto.
Impiego. L’UPS a doppia conversione è di impiego comune per i vantaggi che comporta, in modo particolare viene utilizzato nei casi di applicazione con potenza elevata.

- UPS con funzionamento interattivo categoria VI (Voltage Independent)
Questa configurazione prevede che l’inverter sia posto in parallelo alla linea di alimentazione e si faccia carico dell’erogazione dell’energia nel funzionamento da batteria. Se l’inverter è a quattro quadranti funziona anche come carica batteria e permette una regolazione della tensione di uscita. Nel funzionamento normale il carico viene alimentato dalla rete mentre l’inverter riesce ad interagire controllando la qualità dell’uscita. Quando la tensione di alimentazione non rientra nelle tolleranze ammesse dall’UPS oppure si verifica un black-out, l’inverter e la batteria garantiscono un’alimentazione ininterrotta del carico. Un interruttore statico o elettromeccanico a monte, seziona l’alimentazione di ingresso per evitare ritorni di energia in rete. In queste condizioni, il carico viene alimentato dalla batteria sino al suo esaurimento o al ritorno della rete di alimentazione entro le tolleranze ammesse dall’UPS.
Vantaggi. Questa applicazione presenta costi ridotti in quanto è installato un solo convertitore.
Svantaggi. Non vi è isolamento tra la rete e il carico e i disturbi della rete vengono visti integralmente dal carico. Il condizionamento della tensione in uscita non risulta efficace proprio per la connessione dell’UPS in parallelo, la frequenza di uscita non è regolata e dipende pertanto da quella di ingresso.
Impiego. A causa della limitazione sopra citata, questa applicazione trova un impiego limitato.

- UPS Stand-By categoria VFD (Voltage and Frequency Dependent)
Questa applicazione è la più semplice fra quelle esaminate. In condizioni normali il carico viene alimentato direttamente dalla rete tramite il commutatore by-pass dell’UPS. Possono essere impiegati filtri che eliminano i disturbi sulla forma d’onda quali trasformatori ferro-risonanti o variatori automatici. La frequenza di uscita dipende da quella in ingresso. Nel funzionamento normale l’inverter è passivo cioè non trasferisce energia e le batterie sono mantenute in carica dal carica batterie. Quando la rete di alimentazione non rientra nei limiti di tolleranza ammessi dall’UPS il funzionamento viene commutato sull’inverter che funziona alimentato dalla batteria tramite un commutatore di by-pass che può essere elettronico o elettromeccanico. Il sistema invertitore batteria garantisce l’alimentazione del carico sino all’esaurimento della batteria o al ritorno della tensione di alimentazione di ingresso entro le tolleranze ammesse. Questo tipo di UPS è conosciuto anche con il nome di “soccorritore”.
Vantaggi. Questa configurazione costituisce una struttura semplice che richiede costi modesti.
Svantaggi. Mancanza di separazione del carico dalla rete. Tempo di commutazione (<10 ms) che può risultare critico in qualche applicazione particolare. La frequenza di uscita rimane legata a quella di entrata e la tensione non viene regolata nell’alimentazione dalla rete.
Applicazione. Si tratta di una architettura che trova usualmente impiego in apparecchiature di bassa potenza.

Classi prestazionali o dinamica di uscita
La norma CEI EN 62040-3 definisce tre classi di UPS in relazione alle caratteristiche dinamiche di uscita:
Classe 1. A tale classe appartengono i gruppi di continuità con le migliori prestazioni che riescono a mantenere l’alimentazione al carico senza nessuna interruzione nella commutazione di alimentazione dalla rete alla batteria;
Classe 2. Gli UPS appartenenti a questa classe ammettono durante il transitorio una mancanza di alimentazione di 1 ms e il valore nominale della variazione di tensione è superiore a quello delle apparecchiature di classe 1;
Classe 3. Una classe di funzionamento con prestazioni particolarmente basse, infatti la mancanza totale di alimentazione può protrarsi sino a 10 ms.

Dimensionamento elettrico dell’UPS
Nel dimensionamento elettrico dell’UPS è di fondamentale importanza che la potenza apparente e quella attiva dell’apparecchiatura siano almeno uguali o superiori a quelle dei carichi alimentati. Il dimensionamento deve inoltre tener conto dell’energia necessaria per caricare la batteria e delle esigenze future per le quali si considera un margine del 30%. Se il valore della potenza attiva e del fattore di potenza dei carichi non è precisato, per una corretta scelta dell’UPS è opportuno effettuare una misura della potenza assorbita. E’ necessario verificare che l’UPS sia dimensionato per l’alimentazione dei carichi distorcenti con un fattore di cresta pari o superiore a quello dei carichi nel loro insieme e che la corrispondente distorsione della tensione di uscita risulti compatibile con i carichi da alimentare.

Sovraccarico
E’ opportuno valutare gli spunti e verificare che il gruppo di continuità sia in grado di sostenerli tenendo conto delle capacità di sovraccarico dell’UPS stesso.
Nel caso i carichi producessero sovraccarichi superiori al valore o alla durata permessa dall’UPS si possono adottare le seguenti soluzioni:
- ricorrere a un gruppo di continuità di potenza superiore;
- ammettere che in presenza di sovraccarico, l’utenza venga automaticamente alimentata dalla rete tramite il commutatore automatico by-pass per il tempo necessario.

Le principali norme CEI sugli UPS
- CEI EN 62040-1-1 (CEI 22-26). Prescrizioni generali e di sicurezza per UPS utilizzati in aree accessibili all’operatore.
- CEI EN 62040-1-2 (CEI 22-27). Sistemi statici di continuità Parte 1-2. Prescrizioni generali e di sicurezza per UPS utilizzati in ambienti ad accesso limitato.
- CEI EN 50091-2 (CEI 22-9). Sistemi statici di continuità (UPS). Prescrizioni di compatibilità elettromagnetica.
- CEI EN 62040-3 (CEI 22-24). Sistemi statici di continuità (UPS). Prescrizioni di prestazioni e metodi di prova.

Corrente di dispersione verso terra
Negli apparecchi utilizzatori normalmente la corrente verso terra è limitata a qualche frazione di mA o al massimo a qualche mA. Nel caso di interruzione accidentale del conduttore di protezione, la corrente di dispersione fluisce attraverso il corpo umano senza problemi per la persona. Nei gruppi di continuità statici, la presenza di filtri può determinare un forte aumento della corrente di dispersione. La norma distingue pertanto queste apparecchiature in tipo A e tipo B. Gli apparecchi con corrente di dispersione sino a 3,5 mA sono denominati di tipo A e sono alimentati da una presa a spina a uso domestico e similare.
Gli apparecchi di tipo B sono quelli dotati di filtri verso terra per i quali la norma ammette correnti di dispersione superiori, sino al 5% della corrente nominale dell’apparecchio. Normalmente si tratta di apparecchi di grossa potenza ad installazione fissa o alimentati tramite presa e spina industriale. Per gli apparecchi di tipo B il collegamento a terra è essenziale per la sicurezza in quanto in mancanza di tale collegamento la persona può essere in pericolo anche senza un guasto a terra. Per rendere sicuro il collegamento a terra degli apparecchi con corrente di dispersione superiore a 10 mA la norma CEI 64-8 richiede un duplice collegamento a terra con un conduttore di protezione di sezione pari ad almeno 4 mm2. In alternativa occorre monitorare il collegamento a terra o alimentare l’apparecchio con un trasformatore con avvolgimenti separati. In ogni caso sugli apparecchi di tipo B deve essere posto un cartello indicante “corrente di dispersione elevata effettuare il collegamento a terra prima di collegare l’alimentazione” (CEI EN 60950 art. 5.2.5).

di: Giuseppe Priora
da: L'impianto elettrico n. 11 Dicembre 2005 http://www.impiantinews.com/

 
 
 
 
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